L’inventario.

Frammenti di ricordi, leggeri come pezzi di carta pieni di parole, si posano con discrezione tra i tasselli di un paesaggio tocano. Non resteranno fermi a lungo. Mossi dal vento porteranno in giro nel cielo il loro enigmatico inventario, per lasciarlo dialogare con nuvole candide di bucato.

L’inventario (2017)
53 x 64,5 cm.

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Su rivista Segno n. 262.

Una gradita segnalazione sull’ultimo numero della rivista d’arte Segno.
Nel corso dell’intervista a un collezionista napoletano, siamo menzionati
tra i nomi di tutto rispetto che costituiscono la sua splendida
collezione (che va da Kounellis a Schifano, giusto per citarne un paio).

Manifestazioni.

Il gesto di “Sintagma” indica, unità discorsiva di una comunicazione fatta di gesti.
Nel suo pudore di subalterno della parola, più evoluta e complessa,
trattiene timidamente sul piano del suggerimento.
Non si può dire lo stesso del Super-io che nasconde nell’intimo.
“Managma” ha manie di gigantismo e si esprime senza peli sulla lingua (o meglio, sulle dita) …

Sintagma (2017)
33 x 14 cm.

Managma (2017)
61 x 28 cm.

Managma al Sarajevo Supermarket Art Discount

Liberare Stereotipi Dopandoli.

LSD inaugurazione
Fabio & Paolo Lastrucci
Liberare Stereotipi Dopandoli
a cura di sarajevo supermarket TemporaryAutonomousZone
2>15 ottobre 2015
opening venerdì 2 ottobre 2015 h 19.00
Gino Ramaglia – Artisti in vetrina
via Broggia, 10 – Napoli

Nei romanzi di Philip Kindred Dick davanti alla catastrofe si salva, e
tiene in piedi l’universo, chi è capace di usare le mani. Sempre nei testi
dell’autore di Ubik spesso la realtà scivola via, si confonde con altre
dimensioni e si frantuma in mille pezzi.
Per la Meccanica quantistica siamo macchine che producono realtà.
Tutto questo per dire della Napoli di oggi. Un Universo che cade a pezzi.
Una città bladerunniana dove più livelli convivono e collidono.
Una città che se la osservi ti sembra di guardare attraverso la lente rotta
di un caleidoscopio esploso. Un puzzle senza soluzione. Un luogo dove
si aprono voragini e intercapedini che chiedono di essere esplorate e
vissute. Porte che si aprono su dimensioni parallele.
Un posto che magicamente induce a fabbricare e frequentare altre realtà.
Tutto questo per dire di Fabio e Paolo Lastrucci che a Napoli lavorano e
producono realtà. Artisti visivi. Molto diversi tra loro. La produzione di
Paolo è intima e scarna. Tesa a svelare l’essenza/assenza delle cose.
Fabio, ormai votato alla scrittura con la pubblicazione di romanzi, racconti
e saggi, frequenta la letteratura di genere. Usa e studia linguaggi “convenzionali”
svelandone le potenzialità. Pur frequentando gli stessi locali e passeggiando
per le stesse strade vivono in due città diverse. Quando lavorano insieme
usano le mani. Ritagliano. Incollano. Assemblano deliziosi
patchwwork pop-psichedelici.
Tutto questo per dire di Liberare Stereotipi Dopandoli che è l’ultima fatica
in coppia dei fratelli Lastrucci. Un Totò metallico circondato da
mani che ne iconizzano la gestualità. Un potente Ex-voto. Uno stereotipo
drogato. Un omaggio irriverente. Una trasfigurazione. Ma soprattutto luogo
dove dialogano due sensibilità distanti. Grazie al gioco di mani degli autori.
Gioco di mani che con perizia assembla materiali ma anche esistenze e visioni.
Cosa c’è di meglio del principe Antonio De Curtis in acido per tenere
insieme gli universi che si scollano?

(sarajevo supermarket)

Liberare Stereotipi Dopandoli

Liberare Stereotipi Dopandoli - dettaglio

Liberare Stereotipi Dopandoli - particolare