Acque tranquille.

Ci sono simboli del profondo che parlano un linguaggio universale.
La casa è il nostro io più intimo, che come l’isola alberata di “Luna pigra”
o la magione-natante di “Una bella storia” è circondato dalle acque
imprevedibili e incontrollabili della vita.
C’è dell’angoscia in questa immagine? I pini d’alto fusto che l’attraversano
non se ne curano troppo ma continuano a proiettarsi con progetti
e desideri verso l’alto, cullati dalla onde. Invitano a offrirci al viaggio
nell’oro del giorno o nel candido biancore di una Luna-Pulcinella.
Una bella storia (2018)
45 x 35 cm.
Tarsie di poliuretano espanso e tessuti con elementi a riporto.
Luna pigra (2018)
50 x 40 cm.
dettaglio

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Le voci di fuori.

Una nuova opera per Magma Home – Rooms & Roof ,
la struttura che accoglie il viaggiatore tra i lavori artistici campani,
per far posto a ricordo e desiderio in metaforiche stanze della memoria.
Napoli permea ogni opera con i suoi suoni, come queste “Voci di fuori”,
veduta con gli occhi dell’anima su una città che ribolle di vita
anche sul piano di una vecchia imposta, insieme al ritmo
dei suoi simboli senza tempo.

Le voci di fuori (2018)
166 x 55 cm. circa

Tarsie di poliuretano espanso e tessuti,
mixed media su anta di legno.

dettaglio

dettaglio

En Sof – In sé.

Le complesse definizioni degli attributi divini prese in prestito dalla Cabala ebraica per
accompagnare una metafora. La casa – simbolo dell’io profondo – è immersa nei flutti
dell’inconscio e le sue passioni, ancora trattenuta come il limbo che precede
il principio di un’azione. La materia ruvida ed emotiva circonda le trame dei tessuti
al servizio di un racconto circolare, chiuso in sè, ma pronto ad aprirsi al mondo.
Il colore, un segnale che questo tempo dell’attesa è ormai maturo.


En Sof – In sé  (2017)
52,5 x 70 cm.
Tarsie di poliuretano espanso e tessuti, mixed media.

Tempo inverso.

A Ischia, nella suggestiva cornice di Villa Villari, Nuages espone un pezzo originato dalle bellezze dell’isola per la mostra “Ascoltare i luoghi”, evento all’interno della manifestazione
Torri in festa torri in luce. L’esposizione che comprende un’installazione degli artisti
Marco Abbamondi/Stefano Cianella e opere grafiche dello svizzero Lionel Favre è l’occasione di incontro e dialogo tra realtà diverse, alle prese con un tema comune.
Organizzazione di Maria Giovanna Villari, della galleria Le 4 Pareti di Napoli.

Tempo inverso (2017)
56 x 70 cm.
Tarsie di poliuretano espanso e tessuti, mixed media.

“… Con un collage di ricordi, sogni ed elementi naif i fratelli Fabio e Paolo Lastrucci realizzano il loro Castello Aragonese in infinite variazioni di suggestioni, colori e materiali. Attraverso la sovrapposizione e il riutilizzo di frammenti di stoffa, poliuretano ed altri elementi di riciclo prende vita un opera in bilico tra terra e cielo. Se da un lato ritroviamo riferimenti e tracce stratificate nei secoli, frammenti epistolari di vite passate che riaffiorano dal mare riportandoci alla storia dei luoghi, dall’ altro l’atmosfera fantastica riecheggia quella del castello errante di Hawl con il suo lato magico e surreale che ci apre ad altri mondi, ad altri viaggi possibili, e all’ascolto silenzioso dei luoghi e della natura.” (Valentina Rippa)

The elephant theory.

cover evento

Fabio & Paolo Lastrucci
“The elephant theory”

Galleria “Le 4 pareti” in via Fiorelli 12d, Napoli, 10>17 dicembre 2016.
Installazione realizzata per la mostra “Elephant cosmetics”, come omaggio/reinterpretazione dell’opera di Mr.Twist (Mark Dixon) e Nadia Martinez

La figurazione infantile e colorata da giocattolo sofisticato è uno dei riferimenti dell’estetica di Nuages, che propone provocatoriamente l’oggetto artistico come un prodotto di consumo visivo, quasi fosse un peluches di design nato per assolvere una funzione “rassicurante”. 

Il filo conduttore di “The elephant theory” è la claustrofobia. L’istintiva e incoercibile essenza della Natura simboleggiata dall’elefante, appare catturata da un tentativo di definizione che vorrebbe in-quadrarla nel rigido formulario di una teoria. 

L’immagine che congela il movimento impone la rigidità di un icona sacra. Al tempo stesso l’elefante cerca di sfuggire, muovendosi in una sorta di danza scomposta. I suoi confini, le linee soffocanti di un quadro che cederà all’impulso libero del colore.

 

"The elephant theory" (2016)

The elephant theory (2016)
tre moduli da 31 x 31 cm.

"The elephant theory"- dettaglio di scorcio

dettaglio di scorcio